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GoToSocial: il Fediverso a misura di individuo

Una delle caratteristiche che rendono il Fediverso attrattivo per molte persone che considerano la privacy importante e che mal sopportano di perdere il controllo sui propri dati, testi, immagini e video, è la possibilità di partecipare alla vita sociale online utilizzando i propri mezzi, cioè un proprio server e un proprio client. Dopo essere giunto su Mastodon approdando su mastodon.uno mi sono guardato in giro e mi sono accorto che alla fine non era cambiato molto. Potevo essere silenziato, le mie immagini e i miei post erano sul server di qualcuno che non conoscevo e che avrebbe potuto farne ciò che voleva senza che io ne fossi mai venuto a conoscenza.

Decisi quindi di passare ad una istanza più piccola, livellosegreto.it. Mi sembrava una “casa” più umana, all’epoca di un’ordine di grandezza in meno, ma dopo poco mi sono sentito fuori luogo. Una cosa importante, da tenere sempre in considerazione, e che io avevo trascurato, è l’identità dell’istanza.

Se sei un guzzista e ti ritrovi ad un raduno di harleisti probabilmente avrai qualche affinità con gli altri partecipanti, ma non ti sentirai proprio a casa tua… e dunque, dopo aver vagliato altre possibilità, la maggior parte con una forte identità di area anarchica in cui non mi riconosco un granché, ho deciso di “mettermi in proprio”.

Il dialogo di Ugo Fantozzi e Pina nel film 'Fantozzi', quando Ugo vuole prendere l'autobus al volo saltando dal terrazzino: 'No, Ugo, non l'hai mai fatto... non hai il fisico adatto...' - 'Non l'ho mai fatto... ma l'ho sempre sognato!' - Meme originale.
Non l'ho mai fatto... ma l'ho sempre sognato.

La scelta è ricaduta su GoToSocial, una implementazione ActivityPub con API che ricalcano quelle di Mastodon, ma così leggera che può girare anche su un Raspberry PI. Si trova ancora in fase “alpha”, quindi si può rompere da un momento all’altro e perdere tutti i post senza alcun preavviso, ma ho deciso di correre il rischio. Ho anche iniziato a sostenere lo sviluppatore economicamente con una donazione mensile, modesta, ma costante, nella speranza che altri interessati facciano lo stesso e si possa presto avere a disposizione un software “production ready” con una base di utilizzatori importante.

Non mi sono avvalso di un VPS esterno, ma di un vecchio ASUS vivoPC con processore Celeron e 4 GB di RAM su cui gira un arrogante Linux Mint. Ho chiesto a Fastweb di assegnarmi un indirizzo IP pubblico (gratuitamente), e ho installato il server utilizzando una immagine docker. Oltre al setup del port forwarding dal Router al PC, del firewall e alcuni settaggi di sicurezza, sono bastati 5 minuti netti per far girare gli script e mi sono ritrovato con un server attivo, con certificato emesso automaticamente da Let’s Encrypt. Se volete seguire questa strada assicuratevi di aver prima di tutto impostato un reverse proxy.

Logo di GoToSocial, raffigura il volto cartoonesco e sorridente di un bradipo.
GoToSocial è un progetto Open Source, che ha ricevuto anche dei finanziamenti pubblici a favore dello small web in Europa, e che si può seguire su Github e ovviamente anche sul Fediverso (@gotosocial@superseriousbusiness.org).
Sloth logo di Anna Abramek, rilasciato con licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

GoToSocial è molto spartano, ha una interfaccia web minimalista, ma personalizzabile, che mostra le pagine profilo dell’utente e la pagina dell’istanza. In più c’è una sezione di settings per l’utente e per l’amministrazione. Si può gestire la moderazione, i blocchi delle istanze, l’uso del Markdown, la lunghezza dei post, la pulizia automatica del database e la lista delle emoji personalizzate.

La gestione degli utenti, invece, è accessibile solo da console sul back-end assieme ad altre funzioni di backup e impostazioni globali.

Quello che GtS non ha è un client specifico: a parte la personalizzazione del proprio profilo utente l’interfaccia web di GtS si appoggia interamente HTTP REST, ed è quindi compatibile con la maggior parte dei client disponibili su Web e su Mobile app. Ad esempio su PC utilizzo Phanpy come client, mentre su smartphone utilizzo FediLab. Ma ci sono ovviamente altri client altrettanto compatibili (come Elk e Semaphore).

Studio del bradipo del logo di GoToSocial, una serie di immagini in varie pose.
GoToSocial Mascot Study di David Revoy, basato sul logo del bradipo di Anna Abramek per gotosocial.org, rilasciato con licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

Sulla mia istanza ho impostato la lunghezza dei post a 5000 caratteri e attivato la sintassi Markdown per i post e il profilo, e finalmente posso permettermi anche di pubblicare immensi pipponi, cosa che comunque faccio di rado, senza la frustrazione di quando sfori i 500 per 2 o 3 caratteri.

La manutenzione di GtS è minima e con un deploy su docker è un gioco da ragazzi. Al momento gli aggiornamenti sono frequenti: dalla versione 0.11.1 con cui ho iniziato siamo alla 0.14.1, ed ogni volta l’aggiornamento è andato via liscio in 30 secondi o giù di lì. Considerato che il server è sulla mia scrivania di casa, connesso al wi-fi domestico e non è sotto UPS il mio uptime degli ultimi 5 mesi è del 98,44%. Tutto sommato va alla grandissima!

Il mio consiglio, se hai la capacità, la voglia o la passione per lo smanettamento, è quello di provare ad utilizzarlo senza indugi. La documentazione è abbondante e copre tutti gli argomenti, e in caso contrario c’è questo canale Matrix dove poter chiedere aiuto agli sviluppatori.

Ovviamente è una scelta ottimale anche per scrittori, giornalisti, o in genere per chiunque voglia presentarsi sul Fediverso con la propria identità artistica o professionale. Con una propria istanza possono gestire la loro presenza online in prima persona senza necessariamente associarsi a gruppi con orientamenti ben marcati.

Se hai qualche dubbio o domanda inviami pure il tuo commento con il modulo sotto al post oppure utilizzando il canale che preferisci sulla pagina dei contatti!

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