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I "pappagalli stocastici" escono dalle fottute pareti!

Mancavo dal mio caro Blog da qualche mese… quale migliore occasione per parlare di nuovo di AI, adesso che ho messo insieme qualche altra incertezza sugli aspetti etici di uno strumento che è ormai sulla bocca di tutti, e dopo un evento a cui ho partecipato con tante testimonianze e hype altissimo?

Se sei una persona di quelle che dividono chi parla di AI in “entusiasti” e “detrattori”, allora non hai bisogno di leggere questo post, e anzi ti invito a premere “indietro” sul browser. Si può parlare in modo eticamente critico di una tecnologia che si accoglie con entusiasmo? Certo che si può, ed è proprio un tale parere che secondo me ha più valore, poiché chiedere all’oste com’è il vino, alla fine, non serve a nessuno.

Dubbi etici come catene che trattengono una folle creatività. Immagine generata da AI.
I dubbi etici sono le catene che impediscono a una incontrollata creatività di spianare le diversità. Immagine generata da AI.

Inoltre, parlare dei dubbi e delle incertezze di carattere etico non significa imbracciare il forcone e accendere la torcia per andare a bruciare qualche strega, bensì fare una lista di cose su cui discutere e trovare la quadra. Oppure crediamo che una tencologia così fresca sia anche già perfetta? Non tema chi vuole al più presto il computer dell’Enterprise a casa propria: questo rinnovato interesse verso i language models non cesserà tanto presto. Almeno non prima di aver mietuto più fondi possibile, e non prima che le ciarlatanerie abbiamo saturato il mercato di prodotti di più o meno chiara efficacia.

Questa mattina, come dicevo, ho partecipato a questo evento sull’AI e Ditigal Twins personali, ospite di un gruppo di imprese italiane che lavorano in questo campo da mesi. “Da mesi” oggi, ha una valenza ben diversa da quello che si potrebbe pensare in prima battuta. Non parliamo di imprese di costruzioni, ma di aziende che cavalcano le ultimissime tecnologie, dove “mesi” non è detrattivo rispetto a “decenni”, anzi!

Fondamentalmente quello che viene proposto e che ha valore per i loro clienti, se ho capito bene, è un “compositore” di prompt ben carenato e lucidato, basato su un LM locale, che passa all’LLM online (per esempio OpenAI) la richiesta dell’utente, riformulata e corredata di quante più possibili informazioni contestuali. Al solito, e non a caso, Context is King. Lunga vita al Re!

Immagina di avere un account presso questo portale. Tu condividi le tue informazioni di base, puoi anche caricare dei documenti che descrivano il tuo contesto lavorativo, dei “dizionari” di termini, definizioni, manuali, procedure, pubblicazioni, email e storia delle chat aziendali. Tutto questo viene ingerito da un LM locale e utilizzato come contesto per “arricchire” le richieste di chi interagisce con il tuo Twin nel tuo spazio di dominio. Queste richieste “arricchite”, vanno a finire su OpenAI, quello “serio”. A loro volta le risposte di OpenAI vengono nuovamente filtrate e “aggiustate” per quello che è il contesto desiderato localmente. Il risultato, non stento a crederlo, è impressionante. Si possono generare e mettere all’opera degli interlocutori estremamente focalizzati e “sul pezzo”, padroni del dominio che uno desidera esporre.

Le applicazioni che più mi hanno colpito (ma poi bisogna sempre fare i conti con la realtà, che non è nota né conoscibile), sono relative al “training”. Modelli in grado di formulare domande di verifica sempre nuove e di valutarne le risposte da parte degli esaminati umani, facendo poi seguito all’esito preparando materiale di training focalizzato sulle debolezze di ciascun allievo. Oppure in grado di fornire istruzioni passo passo quando interpellate durante un passaggio del processo di produzione. Ora mettiamo la locuzione “sicurezza sul lavoro” di fianco alla parola “training” e leggiamola molto lentamente. Hai capito dove voglio arrivare, giusto? La senti quella parola pesantissima, “RESPONSABILITÀ”, allegerirsi tutto d’un tratto?

Poi c’è l’aspetto del “Digital Twin” personale. Pensa a quel collega espertissimo di quella vecchia applicazione che non si potrà mai disinstallare perché ne va dell’esistena dell’Azienda. Pensa che avrà scritto migliaia di email a colleghi, fornitori, capi a proposito di innumerevoli problemi risolti in 15 anni di supporto. Prendi tutto quanto e schiaccialo dentro ad un gemello digitale e anche quando quel collega andrà in pensione potrai sempre interloquirci per farti suggerire un workaround che abbia funzionato o una strategia di risoluzione. Il tuo collega potrebbe continuare a lavorare per l’eternità. Ovviamente gratis.

Ma cosa ne sarebbe di una Azienda che basa la propria eccellenza su una forte identità e cultura aziendale? Cosa succederebbe se chi vi lavora perdesse l’abitudine a scrivere e a leggere procedure, specifiche, memorandum? La ricchezza e la personalità di un modello digitale generato da contenuti “grezzi” e “primitivi” non si diluirebbe con il passare degli anni appiattendo tutto e azzerando culture e identità? Sono certo che se avessi potuto fare questa domanda mi avrebbero anzi risposto che “tutt’altro! Anzi! Valorizzerebbe ancora di più i valori e le diversità”. Opinioni di A contro quelle di B, illazioni da entrambe le parti. Ma preferirei restare cauto e preparare un bel paracadute.

Dunque la mia posizione resta “OK, ma ti tengo d’occhio”: non è una questione tecnica, la tecnica non c’entra nulla ed anzi è certamente interessante e affascinante, non posso che ammetterlo.

Del resto non è nemmeno una questione manageriale. Già le vedo, orde di Manager freschi di Bocconi pronte a calpestare ogni etica e costume per abbracciare l’AI “ammazzaboomer” per dare lustro alla loro aggressiva volontà di potenza, per una carriera fiammeggiante, bellissima e terribile come l’alba!.

È una questione puramente culturale. E in quanto tale dovrà essere affontata dai consigli di amministrazione, dai comitati etici, dalle proprietà, dagli investitori. In poche parole da quelli che hanno il potere e il dovere di decidere come dare forma all’identità di una Azienda. E parallelamente dalla Politica per quanto riguarda il futuro della Pubblica Amministrazione, che forse, involontariamente, per una volta ci salverà dall’appiattimento restando inesorabilmente - e salvifcamente - obsolescente.

Infine una vocina dentro di me, estremamente flebile, mi dice di stare in guardia dai millantatori. Sono ovunque e sono numerosi, e non vedono l’ora di poter pasteggiare sulle carcasse degli ignari. Ad ogni nuovo hype che entra nei quadranti magici di Gartner, sono lì pronti a cambiare il nome dell’insegna e a sostituire Blockchain con Metaverso, NFT con AI, Big Data con IoT e via discorrendo. Sono gli zombi della “new Economy” e sono ancora in giro.

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