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Mastodon, il Fediverso e il web 'alternativo'

Circa 6 mesi fa ho preso una decisione “forte”, ovvero ho eliminato tutti i miei account social (fatta eccezione per quello su LinkedIn che per me rappresenta un interesse professionale non trascurabile) dopo averne difficoltosamente1 scaricato tutti i dati.

Una decisione difficile

Oltre a questi account mi sono liberato anche da Whatsapp, mandando un laconico messaggio di commiato. Volevo fare tabula rasa e ripartire con un networking meno tossico, meno dicotomico, meno edonistico. Sentivo la necessità di connessioni sociali, ma volevo abbandonare tutta la zavorra costituita dalle aspettative dei numerosi “conoscenti” e dalla mia ritrosia a manifestare dissenso verso di loro.

Sul mio vecchio sito web, anch’esso abbandonato e ripulito, ho lasciato questa spiegazione, memento mori di un’altra epoca della mia esistenza online, scritta con la migliore delicatezza di cui sono capace:

Ho capito che il mio nome non è un marchio, ma solo il modo in cui mi chiamano gli amici, e che questo equivoco della brandizzazione degli individui obbliga ad un liturgia eucaristica di sé stessi, ad associarsi ad un’immagine poco realistica, ad applicare un template preconfigurato alla propria presenza online. Questo mi rende meno libero e non rende servizio alla parte di me che voglio gli altri conoscano.

Non voglio nascondere che da tempo nutro una certa - e costantemente rinnovata - sfiducia verso la legittimità e l’eticità del trattamento dei dati personali operato dalle Big Tech, e che questa mia decisione ha tenuto conto anche di questa motivazione. Non c’è nessun complottismo dietro a questo mio sentire, ho semplicemente applicato una logica di base, ovvero:

Se non ti piace quello che facciamo non sei obbligato a restare: quello è l’uscio.

Il viaggio continua su Mastodon e il Fediverso

Ma non sono qui a criticare chi è rimasto, piuttosto solo per raccontare che me ne sono andato…

… e che sono approdato su Mastodon2, inizialmente con il mio vero nome, subito sostituito da pseudonimo, e infine sostituito da una mediazione per cui, seppur non immediatamente identificabile, se proprio lo desideri e non sei un dannato bot, puoi trovarmi senza grande sforzo.

Il logo del Fediverso, un crogiuolo pluralista, vivace e operoso.
Il logo del Fediverso: un crogiuolo pluralista, vivace e operoso. Tobias Buckdahn (@tobias@my.brick.camp), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Quello che ho trovato su Mastodon, o meglio sul Fediverso, più scarno e meno scintillante di Facebook o Twitter, è una comunità di persone che non vivono di like (su Mastdon non ci sono algoritmi che rendono visibili le persone con più like o che pagano una spunta blu), che condividono pensieri più o meno profondi, battute, idee, notizie che hanno a cuore, e si buttano in discussioni animate nel massimo rispetto gli uni degli altri… ma non è del tutto vero.

La realtà è che ci sono persone di tutti i tipi, come in qualunque comunità; ci sono quelle aperte al dialogo e quelle arroganti… ma chi disturba viene naturalmente isolato (senza necessariamente segnalarlo) e reso inoffensivo. Le regole sono chiare e i moderatori fanno il loro lavoro egregiamente e umanamente. Il mood è certamente molto rilassato, ma ci sono discussioni di carattere e grande qualità, non inquinate da troll e odiatori indisciplinati.

Sì, certo, ci sono anche le celebrità, ma non quelle con lo staff o il socialmediacoso, forse perché su Mastodon non si monetizza facilmente e non si può acquistare visibilità. Per dire… mi è capitato di scambiare qualche battuta con Neil Gaiman o Mark Ruffalo, con la stessa serenità e parità con cui si parla con Farfallone72 e SiorAmedeo, senza ostentazioni e “splendidità” di sorta.

Ci sono inoltre varie comunità di interesse, come l’istanza (squisitamente tecnica) dedicata alla Cybersecurity, o quelle legate ai diritti civili e sociali, quelle votate a giochi, fumetti, manga e chi più ne ha, più ne metta.

Insomma, in questo luogo virtuale al limite dell’esoterico vive e prospera una comunità reale che ormai supera i 6 milioni di utenti e che non ha interesse a vendersi per qualche click, like o condivisione.

Per provare l’esperienza di Mastodon non servono applicazioni (anche se ce ne sono molte), basta un browser, e il mio handle è in fondo ad ogni pagina di questo blog.

Ci vorrebbe un altro post per descrivere tutti i servizi di altissima qualità (tutti gratuiti) che accompagnano l’universo Mastodon: ci sono piattaforme di collaborazione, di discussione, di streaming, di blogging, di condivisione foto (in stile Instagram), video (in stile Youtube), codice sorgente (in stile GitHub).

Una moltidudine di servizi, possibili grazie agli sviluppatori di software *open source e alla preparazione e competenza di un manipolo di volontari.

Sfide e opportunità

Certamente le sfide per questo piccolo mondo sono molte, e vedono in prima fila - come predatori naturali - i social network mainstream, seguiti dai detrattori per hobby e da quelli di professione. Quello che servirebbe per stabilizzare a far crescere questo microcosmo sarebbe l’interesse e la partecipazione attiva al Fediverso di organizzazioni pubbliche e private, del mondo accademico, di editori, delle Istituzioni, nell’ottica di costruire una federazione in cui ognuna di queste realtà possa curare la propria identità, presenza, comunicazione e servizi online con investimenti minimi e riassorbibili in termini di prestigio, senza appoggiarsi a piattaforme commerciali totalmente private, e le cui fortune, scivoloni e controversie possono dipendere da “stupefacenti” farneticazioni loro patron.

Adesso è il momento, per le realtà più evolute e lungimiranti, di cogliere questa opportunità e azzerare un divario dimensionale con i grandi player, che altrimenti diverrà talmente grande da schiacciare ogni nuova tecnologia o iniziativa di liberarsene. La trasformazione da attori della comunicazione a consumatori di gettoni di visibilità è una umiliazione che io, fossi un editore, mi risparmierei.


  1. “Difficoltosamente” non tanto per l’azione in sé, ma perché è estremamente complicato, anche per uno che non è a digiuno di workflow automation, riassociare i testi e le immagini caricate. 

  2. Mastodon è un social network non posseduto da nessuno di specifico, ma è costituito da numerosi server (detti istanze) gestiti per lo più da volontari, sostenuti da donazioni (a cui contribuisco più che volentieri), senza alcuna forma di pubblicità, che sono tra loro federati, ovvero che aderiscono a linee guida e di condotta comunemente concordate e che adottano lo stesso protocollo (chiamato ActivityPub). L’insieme dei servizi che utilizzano questo protocollo è chiamato genericamente Fediverso

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